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Perché il suolo è in crisi – e cosa significa per la nostra salute

Foto di Kelly

In Europa centrale siamo abituati a pensare al terreno come a una risorsa inesauribile. Coltiviamo i nostri orti, seminiamo, raccogliamo – senza interrogarci troppo sulla salute del suolo. Ma la realtà globale racconta una storia diversa: i nostri terreni si stanno impoverendo, e con loro anche il nostro cibo e la nostra salute.


I segnali di un suolo malato

Negli ultimi 100 anni, a causa dell’agricoltura intensiva, il nostro suolo ha perso circa il 50% del suo humus. Oggi, in media, i terreni contengono solo l’1-2% di sostanza organica, mentre il livello ideale sarebbe almeno il 5%.

L’Europa ha il 45% dei suoli degradati, e l’Italia, in particolare, è duramente colpita: l’80% dei terreni agricoli è soggetto a erosione, e il 68% ha perso oltre il 60% del carbonio organico originario.

Perché questo ci riguarda da vicino

Questa perdita non è solo un problema per gli agricoltori. Il terreno impoverito produce frutta e verdura con molti meno nutrienti. Si stima che negli ultimi 20 anni il contenuto di sostanze benefiche negli alimenti sia calato anche del 70%.

Meno nutrienti nel terreno = meno nutrimento nel piatto.


I colpevoli: trattamenti aggressivi e fertilizzanti chimici

Le cause principali del degrado del suolo:

  1. Macchinari pesanti → causano compattazione e asfissia del suolo, un processo che porta ad un progressivo deterioramento, a volte difficilmente invertibile.
  2. Lavorazioni profonde → danneggiano gravemente la vita nel suolo, andando ad alterare gli equilibri di un sistema complesso dove vivono micro e macrorganismi
  3. Monocolture → alterano in modo estremo la biodiversità del suolo
  4. Terreni nudi → il suolo privo di una copertura vegetale viene letteralmente spazzato via dall’erosione del vento e dell’acqua, fenomeno ulteriormente aggravato dai fenomeni climatici estremi
  5. Fertilizzanti chimici → acidificano il suolo e impoveriscono i microrganismi

Dal 1945, l’uso di fertilizzanti minerali è aumentato di 7 volte e quello di pesticidi di 4. Ma l’efficacia è calata drasticamente, la maggior parte dei terreni del mondo occidentale è oggi così fortemente sovraconcimata (soprattutto con l’azoto) e quindi estremamente sovraacidificata che l’uso di fertilizzanti minerali ha sempre meno o quasi nessun effetto. 

Allo stesso tempo, però, i terreni mancano di importanti oligoelementi necessari per la formazione di materia organica. Questa materia organica, tuttavia, è necessaria per poter immagazzinare i fertilizzanti minerali e renderli così utilizzabili. Di conseguenza, i fertilizzanti NPK sono in gran parte lisciviati nelle acque sotterranee e il contenuto di azoto viene rilasciato nell’atmosfera sotto forma di protossido di azoto e metano (il protossido di azoto è circa 300 volte più dannoso per il clima e il metano circa 25 volte più dannoso della CO2). In questo modo, circa due terzi dell’azoto di sintesi vengono persi fin dall’inizio.    

La strategia che non c’è

Contrariamente alla protezione del clima propagandata a livello globale, finora non esistono strategie internazionali e nemmeno regolamenti vincolanti per fermare questo sviluppo fatale. Ora ci si potrebbe chiedere perché. Alla luce delle preoccupazioni per il particolato nell’aria o per il crescente aumento di CO2, per il riscaldamento globale in generale, per l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi e per il crescente inquinamento degli oceani, sarebbero in realtà urgente prendere decisioni che possano mettere fine allo sfruttamento e depauperamento del suolo.

Tuttavia, i vincoli economici del settore agricolo, le politiche di sovvenzione e la potente lobby dell’industria dei fertilizzanti hanno finora impedito i cambiamenti fondamentali che sarebbero urgentemente necessari per fermare questo sviluppo.    


È ora di cambiare paradigma

La ricostruzione e la rivitalizzazione del suolo possono avere successo solo attraverso la vita e la sostanza organica presente in essa, che permette di riattivare tutto il ciclo biologico del suolo. Ricostruire un suolo biologicamente sano permette di eliminare l’uso di fertilizzanti minerali e, di conseguenza, di veleni e fitofarmaci.

Esistono diverse buone pratiche che permettono di accelerare la creazione di un suolo sano:

  • Attivazione biologica con i Microrganismi Efficaci
  • Uso di speciali ammendanti quali zeolite e biochar, in grado di aumentare la capacità del suolo di trattenere acqua e nutrienti
  • Copertura del suolo per tutto l’anno (pacciamatura, sovescio) 
  • Coltivazione no-till e minima lavorazione del suolo 
  • Colture sinergiche e rotazione dei campi  

Fortunatamente, oggi esistono numerosi progetti e iniziative, piccoli e grandi, in tutto il mondo, che stanno lavorando a soluzioni complete e concrete per la salute del suolo. Probabilmente la scoperta più importante è il principio della Terra Preta, che soddisfa in modo ideale tutte le esigenze di una gestione sostenibile del suolo.

Scopri cos’è la Terra Preta, come si forma e perché è considerata un “miracolo” per il suolo.

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